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AVVOCATI PENALISTI: RIUSCITO SCIOPERO NAZIONALE

AVVOCATI PENALISTI: RIUSCITO SCIOPERO NAZIONALE
NICODEMI - CELLETTI INFO:
 
AVVOCATI AL SERVIZIO DEI COLLEGHI PER
 
UNA MIGLIORE AVVOCATURA
ASTENSIONE UDIENZE PENALI
7,8 E 9 FEBBRAIO 2024
 
INFO N°695
 
A cura degli Avv. Roberto Nicodemi e Giorgia Celletti
Cari colleghi,
cVi informiamo che l'Unione delle Camere Penali Italiane ha proclamato
l'astensione dalle udienze per i giorni 7,8 e 9 febbraio 2024, come da
comunicato estratto dal sito istituzionale.
"La perdurante pretesa di affidare al sistema penale e alla carcerazione
la soluzione di ogni situazione di conflitto sociale, ha come
conseguenza quella di avere il carcere come unico destino dell’intero
sistema penale, nonostante il drammatico fenomeno dei suicidi in
carcere, nella totale assenza, da parte del Governo, di iniziative volte
alla decompressione ed alla salvaguardia della dignità dei detenuti.
Inoltre, la mancata soppressione dei limiti interposti all’appello dei
difensori, oggetto di una reiterata richiesta di intervento al Ministro della
Giustizia Carlo Nordio, è rimasta lettera morta nonostante gli incontri
tenutosi abbiano visto la sostanziale condivisione circa la opportunità
di rimuovere i limiti all’appello che ledono la dignità del difensore e ne
restringono le facoltà proprie, nuocendo gravemente ai soggetti più
deboli che usufruiscono dell’istituto della difesa d’ufficio. Pur
prendendo atto di importanti segnali di attenzione del Governo verso
alcuni di quelli che sono da sempre gli obiettivi propugnati dall’Unione
delle Camere Penali, in assenza di risposte positive in ordine alla
soppressione di norme inique che comprimono inammissibilmente il
potere di impugnazione del difensore, prerogativa fondamentale dello
stesso inviolabile diritto di difesa, e di misure tecniche immediate per
rimediare all’ingravescente fenomeno del sovraffollamento carcerario e
al terribile fenomeno dei sucidi, i penalisti italiani devono porre in
essere ogni iniziativa politica a presidio dei principi costituzionali e
convenzionali per ristabilire la centralità del diritto di difesa, che si
articola anche e soprattutto nel potere di impugnare, e della finalità
rieducativa delle pene che escluda il carcere quale luogo di esercizio di
tale finalità. L’Unione delibera l’astensione dalle udienze e da ogni
attività giudiziaria nel settore penale per i giorni 7, 8, 9 febbraio 2024 e
invita le Camere Penali territoriali ad organizzare, per i giorni 7 e 8
febbraio 2024, iniziative di informazione e di discussione sulle ragioni
della protesta, convocandole all’Inaugurazione dell’anno giudiziario dei
penalisti italiani che si terrà in Roma i giorni 9 e 10 febbraio 2024. In
allegato la delibera"
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GIUNTA DELL’UNIONE DELLE CAMERE PENALI ITALIANE
 
Delibera del 25 gennaio 2024
La Giunta dell’Unione Camere Penali Italiane,
 
RILEVATO
che con delibera del 20 novembre 2023 è stato proclamato lo stato di
agitazione denunciando le determinazioni assunte dal Governo con
l’emanazione del pacchetto sicurezza, violative dei principi di offensività
e proporzionalità, tipiche del populismo giustizialista e del diritto penale
simbolico;
che con tale proclamazione è stata censurata l’irrazionale
moltiplicazione delle fattispecie di reato e l’aggravamento delle pene in
senso contrario al principio di uguaglianza e di proporzionalità, nonché
la perdurante pretesa di affidare al sistema penale la soluzione di ogni
situazione di conflitto sociale, facendo gravare in maniera del tutto
irrazionale sulla carcerazione il destino dell’intero ordinamento;
che con tale iniziativa abbiamo in particolare inteso stigmatizzare la
mancata soppressione dei limiti interposti all’appello dall’art. 581 c.p.p.
che era stata oggetto di una reiterata richiesta di intervento al Ministro
della giustizia Carlo Nordio;
CONSIDERATO
che, benché sia oramai dimostrato che il sistema carcerocentrico
incrementi la recidiva che, viceversa, viene sensibilmente contenuta
percorrendo la strada dell’implementazione delle misure alternative e
delle pene sostitutive si continua ad affidare allo strumento repressivo
penale la risposta alla legittima richiesta di sicurezza che proviene dalla
collettività conducendo così al collasso l’intero sistema;
che a fronte del drammatico fenomeno dei suicidi in carcere, la cui
incidenza (già DIECI dall’inizio dell’anno) è di venti volte più alta che
nelle condizioni di libertà, del perdurante aumento del sovraffollamento
(oramai prossimo a quello della sentenza Torreggiani) e del
conseguente peggioramento delle condizioni di vita a cui sono costretti
i detenuti ristretti in carceri ormai al collasso, sono venute del tutto a
mancare, da parte del Governo, iniziative volte alla decompressione ed
alla salvaguardia della dignità dei ristretti, proponendosi, al contrario,
esclusivamente la progettazione di nuovi spazi detentivi, ovvero
l’incremento di strumenti e di risorse in chiave puramente securitaria e
di conservazione dello status quo;
che, anziché rispondere agli obblighi impostigli dalla Costituzione e
dalla CEDU, che fanno divieto di infliggere pene o trattamenti inumani,
si è inteso piuttosto introdurre nuove fattispecie di reato come la
“Rivolta in istituto penitenziario”, integrata anche da condotte
tipicamente inoffensive, quali la resistenza passiva, inserendo tali
 
nuove fattispecie nel catalogo dei reati ostativi di cui all’art. 4 bis
dell’Ordinamento Penitenziario;
che analoghe soluzioni si è inteso adottare con riferimento ai luoghi
della cd. detenzione amministrativa ove persone prive di colpa si
vedono private della libertà personale e costrette a vivere in condizioni
inaccettabili per uno stato di diritto e per ogni moderna e civile
democrazia rispettosa dei vincoli costituzionali e sovranazionali;
RITENUTO
che il contenuto del pacchetto sicurezza, lungi dal porsi in sintonia con
un programma di riforma della giustizia in senso liberale, rivela una
matrice securitaria sostanzialmente populista e profondamente illiberale
caratterizzata da un irragionevole rigore punitivo nei confronti dei
fenomeni devianti meno gravi e ai danni dei soggetti più deboli,
distinguendosi per l’introduzione di un’iniqua scala valoriale, in
relazione alla quale taluni beni risultano meritevoli di maggior tutela
rispetto ad altri di eguale natura, in violazione dei principi di
eguaglianza e proporzionalità;
che l’Unione delle Camere Penali Italiane aveva fornito il proprio
contributo per la redazione delle disposizioni integrative e correttive
della Riforma Cartabia e che nonostante la premessa alla relazione
illustrativa contenga la formula (di stile) secondo la quale
“nell’elaborazione dei correttivi si è tenuto conto dei contributi
provenienti dall’accademia, dall’avvocatura e dalla magistratura”, in
concreto nessuna delle puntuali proposte di modificazione suggerite è
stata recepita;
che a fronte della oramai concorde esigenza di addivenire ad una
complessiva, radicale ed organica riforma del processo penale che
restituisca coerenza al modello accusatorio, si è proceduto ancora una
volta in maniera disorganica alla formulazione di rimedi inadeguati e
limitati, mentre si è assegnato il compito di operare la riforma del codice
ad una Commissione ministeriale che risulta tuttavia formata nella sua
schiacciante maggioranza da esponenti della magistratura spesso
portatori di una visione assai distante dal ripristino di quel modello
originario;
che d’altronde, in linea con la scelta di privilegiare in esclusiva il
contributo “tecnico” della magistratura, si è anche ritenuto di non
intaccare affatto l’egemonia dei “fuori ruolo” all’interno del Ministero
della Giustizia, effettuando con la riforma ordinamentale in atto una vera
e propria “fotografia” dell’esistente, così confermando il sostanziale
presidio dei rappresentanti del giudiziario all’interno dell’esecutivo con
un evidente violazione del principio liberale di separazione dei poteri;
che tra gli interventi urgenti prospettati al Ministro vi è certamente
quello che afferisce alla necessaria e più volte richiesta abrogazione dei
commi 1-ter e 1-quater dell’art. 581 c.p.p. che prevedono l’allegazione di
una elezione o dichiarazione di domicilio e per gli imputati assenti
l’allegazione di uno “specifico mandato ad impugnare”;
che tale previsione oltre a ledere la dignità del difensore e a restringerne
le facoltà proprie, nuoce gravemente ai soggetti più deboli che
usufruiscono dell’istituto della difesa d’ufficio, a vantaggio di un
efficientismo indifferente alla qualità della giustizia, all’effettività del
diritto di difesa, alla centralità dell’accertamento della responsabilità
penale attraverso un doppio grado di giudizio, in violazione dei principi
costituzionali e sovranazionali;
che la riduzione del numero delle impugnazioni con conseguente
alleggerimento dei ruoli delle Corti d’Appello e della Corte di
 
Cassazione non può essere considerato in alcun modo un obiettivo da
perseguire legittimamente attraverso la compressione del diritto di
impugnare, anche a scapito della riforma di sentenze ingiuste e di
irrogazione di pene illegali;
PRESO ATTO
che nonostante gli incontri con il Ministro Carlo Nordio, succedutisi alla
delibera dello stato di agitazione, aventi ad oggetto la richiesta di
modifica dell’art. 581 c.p.p., abbiano visto la sostanziale condivisione
circa la opportunità di abrogare i commi 1-ter e 1-quater del suddetto
articolo, gli stessi si sono interrotti a fronte della rappresentata
impossibilità di accedere alla auspicata riforma a causa della funzione
deflattiva che questa norma avrebbe nel sistema delle impugnazioni,
con conseguente flessione degli indici di riduzione delle pendenze
imposte dal P.N.R:R.;
che in assenza di risposte positive in ordine alla soppressione di norme
inique che comprimono inammissibilmente il potere di impugnazione
del difensore, prerogativa fondamentale dello stesso inviolabile diritto
di difesa, si deve porre in essere ogni iniziativa politica a presidio dei
principi costituzionali e convenzionali per ristabilire la centralità del
diritto di difesa, che si articola anche e soprattutto nel potere di
impugnare provvedimenti ritenuti ingiusti in particolare in favore dei
soggetti più deboli quali sono i difesi d’ufficio;
che, pur prendendo atto di importanti segnali di attenzione del Governo
verso quelli che sono da sempre obiettivi propugnati dall’Unione delle
Camere Penali Italiane, quali il ripristino della prescrizione sostanziale,
ovvero gli ulteriori interventi in materia penale con l’abrogazione
dell’abuso di ufficio e la ridefinizione della fattispecie di traffico di
influenze, resta evidentemente contraddittorio il percorso sin da subito
intrapreso della iperproduzione di nuove fattispecie di reato, in
direzione opposta alla realizzazione di un diritto penale minimo;
che anche in materia di intercettazioni, sebbene sia certamente
apprezzabile l’aver finalmente dato seguito ad una risalente richiesta di
UCPI a tutela della riservatezza delle comunicazioni fra difensore e il
proprio assistito, sostanzialmente violata attraverso interpretazioni
distorte e riduttive dell’art. 103 c.p.p., non può non rilevarsi che se da un
lato si afferma di voler contenere l’abuso dello strumento intercettativo,
dall’altro si è provveduto ad un abnorme ed irragionevole allargamento
del suo utilizzo a tutti i reati laddove siano aggravati dall’art. 416-bis.1.
c.p. e dunque al di fuori del ricorrere di fenomeni di “criminalità
organizzata”, emergendo dunque anche in questa materia l’urgente
necessità di un intervento più organico di riforma;
che l’Unione delle Camere Penali Italiane, in assenza di una risposta
sollecita e chiara in ordine alle emergenze sopra segnalate ed a quelle
che riguardano in particolare lo stato del processo penale e le
condizioni del carcere nel nostro Paese, fenomeni che entrambi
colpiscono al cuore i principi della Costituzione, il diritto di difesa e la
dignità stessa delle persone private della libertà personale, non può non
assumere legittime iniziative volte ad impedire l’attestazione di
irrevocabilità su sentenze ingiuste e la susseguente esecuzione di
condanne a pene detentive di persone a cui non è stato consentito
accedere ad un successivo grado di giudizio;
che deve altresì assumersi una ferma posizione chiedendo che il
Governo adotti con urgenza misure tecniche immediate al fine di
rimediare all’ingravescente fenomeno del sovraffollamento anche
attraverso l’adozione di provvedimenti di clemenza generalizzata quali
 
l’amnistia e l’indulto;
che devono porsi le premesse per un cambio di rotta radicale e per un
intervento ampio ed organico che recuperi la finalità rieducativa delle
pene, che escluda la centralità del carcere quale luogo di esercizio di
tale finalità, che restituisca la necessaria dignità all’esperienza residuale
delle pene detentive, respingendo ogni iniziativa volta ad esaltare la
finalità retributiva della pena, l’esemplarità delle condanne a pena
detentiva, ed ogni equazione fra carcere e sicurezza dei cittadini,
incrementando al contrario l’accesso ad ogni forma di sanzione
alternativa;
che l’Unione chiede con forza e determinazione al Governo di porre in
campo ogni energia ed ogni risorsa al fine di affrontare con efficacia il
terribile fenomeno dei suicidi non essendo più tollerabile che coloro che
sono nella esclusiva responsabilità dello Stato, giovani e meno giovani,
sottoposti a custodia cautelare e condannati definitivi, non vedano le
loro vite oggetto di adeguata cura e di salvaguardia.
Tanto premesso,
DELIBERA
nel rispetto del Codice di Autoregolamentazione l’astensione dalle
udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale per i giorni 7, 8, 9
febbraio 2024 escluso il circondario di Termini Imerese, interessato da
un’astensione indetta dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Termini
Imerese con delibera del 16 gennaio 2024 per i giorni 5, 6, 7, 8 e 9
febbraio 2024;
INVITA
le Camere Penali territoriali ad organizzare, per i giorni 7 e 8 febbraio
2024, iniziative di informazione e di discussione sulle ragioni della
protesta;
CONVOCA
le Camere Penali territoriali affinchè partecipino tutte all’Inaugurazione
dell’Anno Giudiziario dei Penalisti Italiani che si terrà in Roma i giorni 9
e 10 febbraio 2024;
DISPONE
la trasmissione della presente delibera al Presidente della Repubblica,
ai Presidenti della Camera e del Senato, al Presidente del Consiglio dei
Ministri, al Ministro della Giustizia, ai Capi degli Uffici giudiziari.
Roma, 25 gennaio 2024
Il Presidente
Avv. Francesco Petrelli
Il Segretario
Avv. Rinaldo Romanelli
Con la speranza di svolgere nel migliore dei modi il nostro ruolo di
rappresentanti di categoria e salvi eventuali errori, sempre compiuti in
buona fede, rimaniamo a vostra disposizione per ogni eventuale,
ulteriore info, anche al numero 3286928765.
 
Con l'impegno di sempre.
Roberto Nicodemi e Giorgia Celletti🥰🥰