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IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA: QUALI AFFARI ?

IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA:  QUALI AFFARI ?

IL GIORNALE “L’ESPRESSO”, E’ TORNATO AD OCCUPARSI DI CALABRIA E DEL PONTE SULLO STRETTO: ecco una ricca anteprima sul Corriere di Calabria.com di Francesco Mannarino

Ai lettori del “www.corrieredicalabria.com” una succulenta anteprima del nuovo numero dell’Espresso, in edicola, e che – ahinoi – torna ad occuparsi della gente di Calabria e del malaffare che regna da queste parti. << Un miliardo buttato>>, questo il titolo dell’inchiesta condotta e scritta dalla brava e puntuale Paola Pilati.

Quasi 500 milioni per i contratti non rispettati, più i soldi per terreni,monitoraggi,stipendi, consulenze e via dicendo. << Gli esponenti del movimento No-Ponte che si scaldano per una manifestazione a metà febbraio. Gli ambientalisti in ansia per l'ombra proiettata nello stretto sui delfini e per il transito degli uccelli. Quelli che vedono nell'opera un grande sacco per mafie e cosche. I 50 e più esperti internazionali - ingegneri, architetti, tecnici di gallerie del vento e di fondazioni , di aerodinamica e di geologia - che hanno lavorato dieci anni al progetto della campata unica da record mondiale, più di tre chilometri di lunghezza. Si rendono conto, tutti coloro che a vario titolo hanno prosperato o buttato sangue sul progetto Ponte, che tra un po' saranno disoccupati, che dovranno cambiare obiettivi e agenda delle priorità? E gli italiani tutti, mentre inizia una campagna elettorale che vuol essere nuova di zecca ma che tiene la bocca chiusa sulla sorte dell'unica grande opera del Sud, lo sanno che c'è una tassa da un miliardo che il governo che uscirà dalle urne a fine febbraio finirà per farci pagare? Non la chiamerà forse la tassa del Ponte, ma a tanto ammonta il conto finale per fermare una volta per tutte la macchina che ha portato avanti il progetto, e mandarla a rottamare>>. È questo l’incipit duro, durissimo dell’Espresso. <<Il primo marzo scade l'out out del governo Monti per trovare una nuova intesa tra il general contractor Eurolink e la Stretto di Messina, società concessionaria dell'opera, alle condizioni imposte dalle legge. Unica via d'uscita che scongiurerebbe la fermata definitiva. Ma l'aria che tira non promette niente di buono: anche perché Eurolink, dove al 42 per cento conta la società Impregilo da poco conquistata dalla famiglia Salini, interessata dunque a un pronto rientro di capitali, ha già portato il governo italiano di fronte alla Corte di giustizia europea e di fronte al Tar per violazione dei vigenti impegni contrattuali. E si appresta a batter cassa con una salatissima richiesta di penali per 450 milioni. Che non sono solo una bella cifra, ma soprattutto superano il guadagno che l'impresa avrebbe realizzato facendo il Ponte. A portata di mano senza piantare neanche un chiodo>>, continua la giornalista nella sua inchiesta.  

L'impresa di costruzioni non è l'unica a sperare nel colpo grosso <<chiamando la società Stretto di Messina - e lo Stato di cui è emanazione - di fronte ai tribunali per non avere rispettato i tempi di approvazione del progetto. Perché le pretese che scatterebbero all'indomani del requiem del Ponte sono parecchie. Quando hanno visto i conti, e tirato le somme per chiudere la partita, al ministero dell'Economia hanno capito che si trovavano di fronte a un trappolone. (…). Ci fermiamo qui, inutile dire che l’articolo continua e che si potrà leggere per intero sul settimanale.  Molti continuano, testardamente come il carattere segno distintivo di noi calabresi, ad insinuare che il Ponte debba essere una priorità. Già, ma per chi, ci chiediamo noi adesso?

 

 

di Francesco Mannarino

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