venerdì 25 maggio 2018
Vertice di un'ora tra il Presidente e il premier incaricato. Il rischio di un attacco speculativo sui mercati
Premier incaricato. Giuseppe Conte (Ansa)

Premier incaricato. Giuseppe Conte (Ansa)

Le acque tornano tempestose, le autorità portuali non consentono l’approdo alla nave del governo guidato da Giuseppe Conte, salito nel tardo pomeriggio al Quirinale per incontrare il presidente Sergio Mattarella. Un’ora di colloquio fra i più difficili di questi 80 giorni che pure ne hanno regalati già altri, e alla fine l’unica cosa che trapela è che si è trattato di un incontro «informativo e interlocutorio».

Il nodo che lo aveva reso necessario resta, in altre parole, irrisolto. Di solito un incaricato che accetta con riserva varca di nuovo la soglia del Quirinale solo se ha la lista in tasca, pronto a sciogliere la riserva. Stavolta non era la lista che mancava, nella tasca, rispetto a tutti i precedenti che la storia repubblicana ricordi. La vera differenza era il mandato "aperto" dei partiti per il vaglio del Colle. Con rammarico, invece, il capo dello Stato ha preso atto soprattutto che - al di là di alcune incertezze che vi sono ancora su Infrastrutture e Esteri - alla casella dell’Economia il nome di Paolo Savona non era "trattabile".

Sergio Mattarella deve aver trattenuto a stento la delusione, spiegando che non vi è da parte sua nessuna questione personale, ma solo la necessità di difendere dagli attacchi la nostra economia e i risparmi degli italiani. Le sue argomentazioni poggiano su un dato incontrovertibile. Dopo due mesi e passa di trattativa senza sbocchi, con tutti gli indicatori economici che restavano stabili e gli osservatori stranieri ancora in attesa, le acque si sono agitate proprio con l’avvicinarsi dell’intesa M5s-Lega, e, calmatasi un po’ dopo le dichiarazioni rassicuranti del presidente incaricato sull’adesione alla Ue, la tempesta sui mercati è ripresa quando si è saputo che sul nome dell’ex ministro di Ciampi convertitosi alla causa anti-euro i partiti tenevano duro.

In un quadro del genere, con lo spread salito pericolosamente, dopo 4 anni, oltre quota 200, paradossalmente lo spettro di un ritorno alle urne potrebbe persino allentare la pressione speculativa rispetto al consolidarsi di una prospettiva politica che preveda l’allentamento del vincolo monetario, fino al rischio di far spezzare la corda, innescando un effetto domino sui mercati europei.

Mattarella, che in questi giorni si è tenuto in stretto contatto con il presidente della Bce Mario Draghi e il governatore di Bankitalia Ignazio Visco, non ha avuto bisogno di spiegare a Conte le forti perplessità delle autorità monetarie, reduce come era da un colloquio in mattinata con il numero uno di via Nazionale. Conte ha provato, però, a ribadire che sul rispetto dei vincoli garantirà lui a nome di tutto l’esecutivo. Ma con Mattarella la mediazione non è stata trovata. Anche una pubblica dichiarazione di Savona, alla luce di suoi recenti attacchi a Bankitalia e all’euro definito «gabbia di ferro tedesca», è difficilmente ipotizzabile, e risulterebbe comunque poco credibile. Si è parlato anche, a bilanciare, di un uomo filo Ue come Enzo Moavero Milanesi agli Esteri. Ma a sera, quando Conte scendeva dal Colle, la prospettiva del suo esecutivo appariva di nuovo in salita.