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ON ROSARIA SUCCURRO INCONTRO CON ANTONIO TIBERI

ON ROSARIA SUCCURRO INCONTRO CON ANTONIO TIBERI

Le politiche sociali del Comune di San Giovanni in Fiore sono diventate oggetto di studio accademico. Antonio Tiberi, dirigente del Comune di Amantea e studioso dei sistemi di welfare locale, ha infatti scelto di dedicare la propria tesi di master in Management del welfare territoriale presso l’Università degli Studi di Salerno alle strategie attuate dall’amministrazione guidata da Rosaria Succurro in materia di edilizia sociale. Nei giorni scorsi, Tiberi ha incontrato la sindaca per una ricognizione puntuale sugli interventi realizzati e in corso di realizzazione, con l’obiettivo di analizzare il modello adottato dal Comune per la costruzione, l’acquisto e la ristrutturazione di alloggi popolari a canone agevolato.
Al centro della ricerca vi è il caso del quartiere Olivaro, dove il Comune ha completato esattamente 36 alloggi moderni e ad alta efficienza energetica, destinati a famiglie a basso reddito e nuclei in difficoltà, e ne ha realizzato altri 19, praticamente come nuovi, acquistando e ristrutturando delle case nel centro storico. Nel complesso, l’intervento, oltre a soddisfare il diritto alla casa, ha una valenza di rigenerazione urbana e sociale, perché restituisce vitalità a una zona periferica tradizionalmente segnata da marginalità e carenza di servizi. In parallelo, l’amministrazione ha avviato interventi di recupero, soprattutto attraverso le ristrutturazioni mirate di alloggi nel centro storico, con l’intento di ripopolare l’area antica della città, favorire l’integrazione socioculturale e contenere lo spopolamento, tra i fenomeni più gravi che pongono in difficoltà le aree interne della Calabria.
Per Tiberi, esperto di sviluppo territoriale inclusivo, cooperazione e valutazione di impatto sociale, il caso di San Giovanni in Fiore rappresenta un modello di come una città montana possa affrontare in modo integrato il tema della casa, del welfare e della coesione comunitaria. La sua tesi, in corso di elaborazione, metterà in luce gli effetti diretti e indiretti delle politiche abitative del Comune. In particolare, evidenzierà come la casa sia tanto un bene materiale quanto uno strumento di cittadinanza attiva e di equità territoriale.
L’azione dell’amministrazione Succurro si inserisce in un quadro più ampio di politiche sociali e familiari che hanno progressivamente trasformato la città in un laboratorio di welfare di prossimità. Negli ultimi anni sono stati aperti nuovi asili nido e potenziate le scuole dell’infanzia e primarie, con investimenti su mense, palestre e ristrutturazioni come sui servizi di assistenza. Il Comune ha ampliato il personale socioassistenziale e i programmi di sostegno alla disabilità e all’autismo. Inoltre, ha avviato progetti di assistenza personalizzata per anziani soli e persone fragili e ha investito in misure di sostegno alle famiglie con minori. Tutto ciò in un contesto, quello delle aree interne calabresi, dove l’offerta di servizi è spesso discontinua e frammentata.
Dunque, la tesi di Tiberi arriva come riconoscimento esterno e come elemento di misurazione scientifica dell’impatto sociale di un’esperienza amministrativa distinta da rigore gestionale e visione solidale. L’idea di fondo, più volte ribadita dalla sindaca Succurro, è che la crescita di una comunità passi attraverso la qualità dei servizi, la tutela dei diritti sociali e la rigenerazione dei luoghi. San Giovanni in Fiore, città simbolo delle aree montane calabresi, sta dimostrando che anche in territori complessi è possibile costruire politiche pubbliche capaci di generare valore sociale e fiducia civica.
I numeri parlano chiaro: 36 alloggi consegnati nel quartiere Olivaro, un piano di recupero abitativo nel centro storico con altri 19 alloggi e interventi per oltre 15 milioni di euro nel settore dei servizi sociali, scolastici e assistenziali.
Se si guarda al panorama regionale, esperienze analoghe di edilizia popolare a canone agevolato risultano rare in Calabria, spesso limitate a iniziative isolate e prive di continuità. In questo senso, il progetto di San Giovanni in Fiore appare come un unicum virtuoso, paragonabile per impostazione e completezza a modelli di amministrazione diffusi in alcune regioni del Centro e del Nord Italia, ma ancora eccezionali nel Mezzogiorno.
Accanto al piano sociale, l’amministrazione ha lavorato per rilanciare l’immagine e l’attrattività del territorio, per esempio con un portale turistico trilingue, con la valorizzazione dei prodotti tipici, con il recupero dei cunicoli badiali dell’Abbazia florense, con la creazione di un sistema turistico territoriale che comprende il sito della prima chiesa di Gioacchino da Fiore, con la trasformazione del lungolago di Lorica e la pista ciclabile finanziata dal Parco nazionale della Sila.
Il “modello San Giovanni in Fiore” che Tiberi ha scelto di analizzare rappresenta una buona pratica di edilizia sociale ed è un’esperienza che coniuga politiche abitative, rigenerazione urbana, servizi di prossimità e promozione territoriale. In una Calabria spesso raccontata solo attraverso ritardi e criticità, l’esempio della città silana mostra che un’amministrazione, in questo caso di centrodestra, può costruire un welfare moderno e inclusivo, fondato su efficienza, partecipazione e senso della comunità. È questo, forse, l’aspetto più significativo della tesi di Tiberi: dimostrare che anche nei territori più fragili la buona amministrazione è possibile e che la dignità della persona, la casa e la cura restano il punto di partenza di ogni politica civile.

Alessia Morelli

di Alessia Morelli

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